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A cura di Barbara Indovina

La normativa americana sul copyright

Senza scendere nei dettagli dei problemi legali, va sottolineato che la condivisione di un file equivale alla copia di un brano originale protetto quindi dalla normativa sul diritto d'autore che concede all'autore il diritto esclusivo di riprodurre, distribuire e rappresentare il proprio lavoro fino ai 70 anni successivi alla propria morte.

In America la violazione del copyright si ha nel momento in cui un soggetto usa o permette che venga usato del materiale senza il permesso dell'autore, ledendo quindi i suoi diritti: è proprio questa l'accusa formulata a Napster!

Le leggi di riferimento per il diritto americano sono il 17 U.S.C. e l'audio Home recording Act del 1992 (AHRA).

Queste leggi individuano tre tipi di responsabilità per la violazione del diritto d'autore:

  1. Fair use: equivalente alla nostra "responsabilità diretta" di chi copia, riproduce o utilizza del materiale violandone il copyright avendo riguardo allo scopo di utilizzo alla natura delle opere e l'effetto dell'utilizzo sul mercato.

  2. Responsabilità concorrente: chi conosce la condotta illecita di altri e contribuisce a questa attività.

  3. Responsabilità soggettiva: Se un soggetto ha il potere di controllo sulle azioni di chi viola direttamente le norme sul copyright e ne trae un vantaggio economico.

La denuncia contro Napster

Appellandosi a queste normative l'industria discografica avrebbe potuto procedere in due modi:

  • accusare i singoli utenti di Napster per violazione del Fair use;

  • accusare Napster per responsabilità concorrente: con la sua condotta il sito non solo è a conoscenza della violazione del copyright che è effettuata dagli utenti ma contribuisce alla violazione medesima.

Essendo ovviamente impossibile procedere contro milioni di persone col rischio reale di boicottaggio delle vendite nel mercato della musica, la scelta dell'accusa ricadde su Napster.

Fu così che nel dicembre del '99 la RIAA, la società americana che raggruppa le industrie discografiche maggiori, ha sporto denuncia contro Napster per violazione del copyright, chiedendo un risarcimento danni pari a circa 100.000 dollari per ogni brano diffuso attraverso il suo utilizzo!

La difesa di Napster invece benne basata sul primo Emendamento della Costituzione Americana che favorisce e promuove lo sviluppo della scienza e sulla constatazione che lo scambio di files tra due utenti non può classificarsi come avente scopo commerciale ma solo scopo privato: in questa accezione quindi, non violerebbe la normativa sul diritto d'autore!

Nell'ottobre del 2000 arriva la prima sentenza della Corte della California: Napster va chiuso. Solo la proposizione immediata dell'appello impedisce che la sentenza diventi esecutiva.

Nel febbraio del 2001 la Corte d'appello accoglie solo in parte la sentenza di primo grado: la chiusura immediata è scongiurata ancora e il caso rimesso al giudice di primo grado Marilyn Patel per la modifica dell'ingiunzione.

Il verdetto finale

Napster nel frattempo prepara delle strategie per evitare la chiusura: il 23 febbraio 2001 presenta un ricorso contro la decisone sperando in questo caso di allungare i tempi procedurali. Secondo gli avvocati, la chiusura di Napster andrebbe contro il primo Emendamento Americano che promuove e sostiene lo sviluppo delle nuove tecnologie e quindi viene proposto di sottoporre i download al pagamento di un abbonamento mensile.

Il verdetto non tarda ad arrivare: il 6 marzo 2001 ai responsabili di Napster vengono concessi solo tre giorni per fermare la distribuzione gratuita di tutti i file protetti da copyright.

I discografici dovettero segnalare gli elenchi di tutti i brani che non sarebbero più dovuti comparire nei database di Napster entro 72 ore!!

Ma non era stata prevista la reazione degli utenti Internet che strategicamente iniziarono a modificare i titoli delle canzoni anagrammandoli o comunque mascherandoli, superando così i filtri.

Un esempio? Ricercando "Fields of gold" di Sting, Napster trova "Fields of the gold" ma il brano è lo stesso! Oppure cercando per autore brani di Jennifer Lopez, si trova una certa enniferJ opezL.

Insomma... di nuovo in tribunale!

Alla fine si è raggiunto un accordo: Napster ha pagato 26 milioni di dollari per i danni causati nel passato e dieci milioni di dollari per i diritti futuri.

Con questo accordo preliminare si è stabilito di liquidare l'azione legale pendente presso la Corte della California che l'ha poi ratificato.

Napster oggi è diventato un sito a pagamento.

Infine, tramite accordi con etichette indipendenti, in un'altra sezione si occuperà di promuovere gratuitamente gli scambi dei brani di gruppi emergenti.

Terza parte - I cloni di Napster: cosa ci riserva il futuro


 
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